(anteprima)
"...E nella poesia che Saffo inventa non solo per sé, ma
anche per noi, tutto questo bene, tutto questo male, si riflette e
chiarisce
e ci consola, e ci perpetua in un'idea d'amore e
d'umanità che è il fragile, ma solo, cemento della nostra identità: che
tanto ci è voluto
per formare, che basta così poco a dissipare."
Grytzko Mascioni
UNA BAMBINA CHE SI CHIAMA SAFFO (breve estratto)
Ti posso immaginare che guardavi il mare. Non c'era
nient'altro, alle volte, da guardare.....
Ti posso immaginare: una bambina magra, la pelle
olivastra, gli occhi mutevoli allo spazio ondoso che i venti di
settentrione, nel loro precipitare fra greppi scorticati,
incupivano sibilando.
Un piccolo giunco spettinato e attento, l'ansa della
schiena incavata, i piedi nudi sulla sabbia seminata di pietruzze
rosate, di conchiglie rovesciate dal respiro della risacca
regolare.....
La riva da dove ti guardiamo è remota: al di là di un
oceano di anni, e di mutamenti, turbamenti diversi. Ma può darsi ci
siano solitudini che somigliano molto, e aiutano
a capirsi quanto basta.....
E verosimilmente, si incantava su una spiaggia dell'Egeo
nord-orientale, città di Eresòs, nell'isola di Lesbo: osservando le luci
che tramano il mare, risognando per sé sola
i sogni del suo tempo, o forse, i sogni d'ogni tempo.
Una bambina che si chiama Saffo.
.....Ma spesso, era solo la voce di un dissolversi
singolare nella magia del tutto: perché tutto, era amore e bellezza; e
insieme, malinconia struggente.
Che l'assaliva soprattutto di notte, quando gli occhi le
volavano al cielo:
le stelle del corteggio della luna
si velano velo loro viso chiaro,
quando l'astro al suo pieno,
tutto argento
sulla terra dilaga...
(Saffo, fr. 34 LP. Musica di Paolo Petrucci - Coro
Femminile 'Cantemus' di Liberec diretto da Vlasta Hejnicovà)